Udienza lampo di appena 15 minuti, l’accusa aveva chiesto la prescrizione La depenalizzazione era stata varata dal governo presieduto dall’imputato
“Il falso in bilancio non è più reato”
“Il fatti non sono più previsti dalla legge come reato”. Con questa formula i giudici della I sezione penale del Tribunale di Milano hanno prosciolto Silvio Berlusconi dall’accusa di falso in bilancio nell’ultimo stralcio di procedimento nato con il caso-Sme. Gli episodi contestati all’ex premier, infatti, risalivano alla fine degli anni Ottanta. All’inizio dell’udienza, durata meno di un quarto d’ora, l’accusa aveva chiesto la prescrizione, mentre la difesa aveva sollecitato i giudici ad un verdetto di proscioglimento perché i fatti non costituiscono più reato. Era stato, infatti, proprio durante il governo Berlusconi che il falso in bilancio era stato derubricato. Una interpretazione, quest’ultima, che è stata accolta dai giudici.
I fatti contestati all’ex premier risalivano al periodo che va dal 1986 al 1989, e, quindi, sarebbe comunque state coperti dalla prescrizione. I giudici, come detto, hanno però deciso di prosciogliere Berlusconi perché il fatto non è più previsto come reato, invece che dichiarare la prescrizione, come richiesto dal pm Ilda Boccassini. Il procedimento in cui Berlusconi era imputato di falso in bilancio era stato stralciato dal troncone principale del processo Sme, in quanto i giudici avevano investito la Corte europea affinché valutasse la congruità della normativa italiana sul falso in bilancio con le direttive comunitarie.
La Corte europea aveva deciso però di non entrare nel merito delle leggi in vigore nei singoli Paesi. “Dopo sei anni è stata pronunciata una sentenza che il Tribunale e la Procura avevano cercato in ogni modo di evitare rivolgendosi addirittura alla Corte di Giustizia europea”, ha commentato l’avvocato Nicolò Ghedini, difensore insieme al collega Gaetano Pecorella di Silvio Berlusconi.
La legge che depenalizza il falso in bilancio è stata una delle prime cosiddette “leggi ad personam” approvate dal passato governo Berlusconi. Il provvedimento è diventato infatti operativo già dal gennaio 2002 grazie a un decreto varato a tempo di record dall’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli. “Le fattispecie di minore gravità del falso in bilancio – spiegava il Guardasigilli – sono state depenalizzate e saranno punite con sanzioni amministrative in linea con l’attuale tendenza a limitare ai casi realmente gravi l’intervento penale”.
Lo scorso ottobre la Cassazione aveva chiuso definitivamente un altro troncone del procedimento Sme a carico di Silvio Berlusconi assolvendolo dalle accuse di corruzione nell’intricata vicenda della vendita del comparto agro-alimentare dell’Iri alla Cir, la finanziaria di Carlo De Benedetti. La posizione del leader di Forza Italia era stata stralciata da quella degli altri sei imputati, compresi il senatore Cesare Previti e il giudice Squillante, in seguito all’approvazione del “Lodo Schifani”, un’altra delle cosiddette “leggi ad personam” (successivamente dichiarata incostituzionale) che introduceva l’immunita per le cinque più alte cariche dello Stato.
(La Repubblica – 30 gennaio 2008)











Scandalo sanità Onofrio D’Alesio
…A proposito di Onofrio D’Alesio
Vi chiederete chi è costui? Onofrio D’alesio è uno dei tanti cosiddetti publicisti pugliesi, nto per le sue acrobatiche evoluzioni su giornalistidipuglia.it oggi approdato a Telenorba. D’Alesio è abituato a buttar fango su tutti. L’ha fatto con la Gaxxetta del Mezzogiorno accusando la testata di non aver pagato i suoi articoli e di voler dare in benifecenza i presunti proventi. Poi ebbe una esperienza con il Patto a Roma, giornale organo di partito. Chiamato per risolvere problemi di natura redazione per via di un direttore strano, lo stesso dopo solo una settimana sconvolse la redazione intrecciandouna relazione con una giornalista che siindfilava nel letto della stanza pagata dal giornale, ma fatto più grave, in redazione fece irruzione la di lui consorte e nacque il parapaglio e l’esigenza del D’Alesio di rincorrere la di lui consorte e Bari e restarci.
Ma Onofrio D’Alesio,iscitto nell’albo dei publicisti pugliesi è più note alle cronache per gli scandali dela sanità barese, targati Cavallari e finito in una storia di fallimenti di società satelli del Cavallari che si preoccupavano di incassare denaro dalla Regione per i corsi di formazione. Anche se sui corsi di formazione il D’Alesio ci è incappato più volte con società fatte nascere e fallite dopo aver intascato i quattrini. E’ vero che a Telenorba ci sonmo maestri in questo settore, vedi chi la dirige. D’Alesio era uno degli ammministratori cosiddetti “Teste di legno” delclub Cavallari su cui forse sarebbe interessante andare a rivisityare quel recente passato chepotrebbe aggiungere qualcosa all’attuale inchiesta