Pecoroni, coccodrilli e… cucitori

L’OPINIONE – da “il Levante” di martedì 19 febbraio

di Luigi Ramunni

Un recente studio, reso noto dalle fonti di informazione telematiche, afferma che gli uomini sono proprio dei pecoroni, o almeno, si comportano come tali. L’indagine è stata condotta dall’università di Leeds e ha dimostrato che molto spesso basta un piccolo numero di persone che sembrano sapere il fatto loro, forse perché in possesso di informazioni maggiori, per trascinarsi dietro una ignara folla di circa 200 individui.

Secondo gli studiosi, questo tipo di ricerche potrebbero portare ad applicazioni pratiche di una certa importanza in situazioni rischiose come l’evacuazione di edifici.

Ai ricercatori inglesi sentiamo di dire: non avete affermato nulla di nuovo. E purtroppo non in materia di evacuazione (per quanto il termine possa richiamare anche amene sedute spiritiche che poco si confanno alla materia di questo articolo ma che per analogia possiamo ben ricordare). Prendiamo a campione l’allegra storiella di Parlàno, un piccolo paesello di provincia.

Anche qui esistono i pecoroni: se ne possono contare a migliaia, proprio come durante una notte insonne, alla ricerca del meritato riposo. Ma non è questo che ci interessa, per ora. Vogliamo riflettere insieme ai nostri affezionati lettori sulla variegata composizione della schiera dei pastori. A Parlàno la principale categoria di pastori è formata dai tedeschi. Inflessibili, ringhiosi, rigorosi e, soprattutto, molto ben informati. Sono al corrente di quello che succede in paese, pur non facendosi mai vedere in giro. Unica eccezione, le feste comandate, in cui fanno sfoggio di tutte le loro abilità e attitudini presenzialiste ed oratorie per apparire con lustrini e cotillons.

A mò di panoramica cinematografica, arriviamo alla seconda tipologia di custodi dell’aurea veritas. I coccodrilli. Sinistra squadriglia difficilmente distinguibile dalla prima se non per due tratti della personalità (perché i pastori hanno personalità, sapete?). Il primo: sono un po’ più presenti dei tedeschi. Forse per ricercare fama, oppure per riabilitare la vetusta ma sempre attuale immagine di carnivori. Il secondo dei due markers è l’aspetto forse più controverso di tutta la razza pastorizia; questi loschi figuri sono infatti abituati, e da qui il nome, a piangere sul latte versato. Si rendono autori di pensieri e parole un po’ troppo liberi e poi… si danno al cosiddetto rituale delle ‘lacrime di coccodrillo’.

In ultima analisi, vogliamo parlarvi della categoria che reputiamo peggiore tra le tre. I cucitori, chiamati così perché occasionalmente si prestano all’arte del ritaglio. In questo periodo, a Parlàno, non si fa altro che discutere della loro abilità nel rammendare senza che nessuno se ne accorga. Dei veri e propri maghi, direte voi. Non è proprio così. Questi soggetti si rendono protagonisti con un paio di forbici in mano, ma non lo sono altrettanto in quanto all’uso del vocabolario. Nelle loro esternazioni più evidenti, amano mettersi in mostra con espressioni che spesso dimenticano le norme più elementari della lingua italiana (sì, Parlàno è in Italia, nonostante tutto) e si adagiano sul vernacolo locale, in modo da farsi comprendere dalla parte culturalmente più arretrata del gregge.

Volete sapere l’ultima? Ma sì, ve la raccontiamo. Da qualche giorno a Parlàno è iniziato un commercio di sartoria senza precedenti. Solitamente questi traffici hanno una cadenza ben precisa: avvengono di solito in primavera e, se tutto va bene, ogni cinque anni. È successo che un tedesco, cliente abituale di un cucitore, abbia portato un vestito in sartoria, per rifinirlo prima di poter nuovamente indossarlo, per farsi bello davanti alle pecore. Il cucitore, prima di restituire l’abito pronto al cliente, si è accorto di qualcosa che non andava: un po’ di fili di un colore sgargiante (a quanto si dice in giro, rosso) spuntavano in maniera troppo visibile. “Con questi fili appesi, il mio cliente farà una pessima figura”, deve aver pensato il bottegaio. Zac, un colpo di forbici e via.

Un lavoro ben fatto, dato che molte pecore non si sono accorte di nulla. Allora, vi chiederete come si è saputo di questo taglio, dato che il cucitore di solito lavora nella sua bottega, al riparo da occhi indiscreti. Ebbene, noi l’abbiamo appreso da una lepre, acuta osservatrice, che ha notato l’imperfezione mentre il tedesco portava l’abito dal pastore cucitore. A sua volta, la lepre aveva già sentito raccontare qualcosa di simile da un altro sarto, che si era occupato di un vestito identico, sempre dello stesso pastore e sempre con i fili colorati sporgenti, ma aveva preferito non tagliare perché si sentiva in colpa nei confronti delle stesse pecore.

Già, le pecore. O meglio, i pecoroni. Vi avevamo promesso di dirvi qualcosa su di loro. La realtà è che, come al solito, non c’è niente da segnalare. Qui a Parlàno la situazione è molto tesa. Dovete sapere che i commerci di sartoria sono legali fino ad un certo punto, e pochi hanno il coraggio di rinfacciarlo ai cucitori (figuriamoci ai tedeschi, quelli sbranano al primo colpo). Speriamo che le cose cambino: qualche pecorella ci diceva in gran segreto, zitta zitta, quatta quatta, che è in attesa di tempi migliori. “La cosa che i miei amici devono imparare a comprendere è che noi pecore siamo di più dei pastori. Io, nel mio piccolo, mi impegnerò a svegliare un po’ tutti, specialmente gli agnellini, che sono giovani e hanno tantissima strada davanti. Sai com’è, il tempo stringe davvero e assieme a pochi altri dobbiamo darci da fare”. Già, è meglio darsi da fare. Quando arriverà la tosatura potrebbe essere troppo tardi.

1 Risposta a “Pecoroni, coccodrilli e… cucitori”


  1. 1 Giovanni 21 Febbraio, 2008 alle 12:40 pm

    Penso che specialmente il virgolettato finale sia indicativo dell’attuale situazione. Spero che Civica Città prosegua nell’intento di risvegliare le pecore assopite.


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