Premessa

“Il Paese, sia quello con p maiuscola che quello con la minuscola, sta vivendo una stagione di crisi innanzitutto morale. In politica la questione morale non dovrebbe conoscere stagioni: la politica o è continuamente questione morale o non è.
Il centrosinistra che vince le elezioni descrivendo un paese intossicato dal berlusconismo, sbraitando sulle leggi vergogna, promettendo il superamento della legge 30, additando la parte opposta come antidemocratica, denunciando i continui attacchi alla magistratura, discettando di occupazione politica della RAI, diagnosticando, in breve, un paese con il cancro, e poi, quando arriva a governare, somministrando una banale aspirina, dice della sua inadeguatezza a risolvere i problemi che stanno sotto gli occhi di tutti.
A Conversano il governo locale è incommentabile, ma dall’altra parte, non si riesce a intravedere una novità degna di questo nome, non c’è una reazione politica commisurata allo sfascio del paese: il “cantiere del futuro” passa mesi a discutere di candidature, di assetti e coalizioni, con il rischio più che concreto di imbarcare nel “nuovo” centrosinistra una parte dei responsabili politici di questi ultimi 5 anni.

Insomma siamo al caos. Un ginepraio nel quale resta in penombra, l’analisi della crisi italiana e locale.

Non è forse un compito del politico e della politica mettere ordine al caos in cui stiamo affogando?
E la sinistra si sta facendo carico di questo compito?

Dov’è quella forma della politica che giustappone l’affermazione di valori orrendamente sperduti (la coerenza, la lealtà nei confronti degli elettori) all’amministrazione dei beni materiali e immateriali di una comunità?
Come si fa a governare un paese se non si riesce nemmeno ad immaginarlo, se non nei dettagli, almeno per sommi capi?
Come si fa a contrastare il berlusconismo definendolo soltanto come una idea politica avversa?
Come si fa a non vedere la mutazione antropologica determinata dal berlusconismo, quando lo si scruta più in profondità?
Come si fa a ignorare sistematicamente questo stravolgimento delle esistenze dei singoli e della collettività, a non comprendere che per chi ha oggi 18 o vent’anni e si affaccia per la prima volta sul mondo, quel sistema di valori che sta vincendo ha lo stesso effetto di una sostanza letale?
La sinistra italiana è adeguata a questo compito, è in grado di far una battaglia (sacrosanta) di tipo culturale? Oppure, dopo aver buttato alle ortiche la parte migliore del suo retaggio storico, si ritrova inesorabilmente berlusconizzata?
Non sta forse sotto gli occhi di tutti la tendenza della classe politica di sinistra italiana a inseguire la logica berlusconiana per vincere le elezioni?
E si può dire oppure no che quando questa sinistra vince le lezioni è il paese nel suo complesso che perde?
Come se la funzione dell’opposizione fosse diventata soltanto quella di sconfiggere l’uomo Berlusconi senza curarsi delle sue idee ormai vincenti.

Einstein diceva che non si può pensare di risolvere i problemi con la stessa mentalità che li ha creati.

E allora come si fa?

Si fa stimolando la nascita di uno spazio politico nuovo. Si fa mettendo insieme uomini e donne capaci di restituire alla politica la sua funzione pedagogica. Che operino con la consapevolezza della complessità dei problemi che abbiamo di fronte. Si fa che si comincia ad impastare sapientemente i comportamenti coerenti e leali con la pratica amministrativa: Se dall’alto piovono giù a rotta di collo atteggiamenti illegali, immorali e incoerenti che cascano a peso morto sulla testa dei cittadini, perchè mai l’uomo comune (abusata formula del politichese) dovrebbe diventare migliore e agire secondo un codice di valori civile. Questo è “tollerabile” in dittatura dove è consentito al dittatore e ai suoi scherani di non rispettare le regole, le norme, le leggi che solo i sudditi sono obbligati ad osservare. Non si può negare e sottovalutare, come fa la classe politica italiana nel suo complesso, che in democrazia il malcostume dei governanti diventa modello di riferimento per i cittadini. Toglie freni morali ai piccoli gesti privati quotidiani.

Di fronte a questa deriva degenerativa solo pochi coraggiosi si cimentano nell’esercizio della resistenza: così non si cambia il mondo, ma si tenta di non farsi cambiare dal mondo.
E’ poco. Pochissimo.
C’è da organizzare politicamente il disagio, l’inquietudine, la rabbia di coloro che non ci stanno più e che non hanno obiettivamente punti di riferimento a cui affidare questa urgenza, la necessità di una rivoluzione culturale garbata, ma ferma.
Credo che non si possa più aspettare.
Prima che la resistenza residuale muti in desistenza collettiva”.

Strettamente riservato a chi è ancora irrequieto e appassionato.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...