Politiche culturali

Una possibile introduzione al tema delle politiche culturali a Conversano. Da completare con la definizione di alcune priorità concrete e magari anche con un programma di massima di azioni qualificanti.

Pino Creanza

Cultura e spettacolo
Sulle politiche culturali si consuma spesso, nelle amministrazioni di ogni tipo e colore, un notevole fraintendimento, a volte frutto di pura e semplice ignoranza, spesso di calcolata ipocrisia. Dite “cultura” e tutti si caveranno il cappello dalla testa, profondendosi in un ossequioso ed educato inchino. Nessun amministratore oserebbe disconoscere il primato morale, l’importanza civica, il valore educativo della “cultura”, soprattutto in pubblico. Di fatto, le politiche culturali si riducono invece spesso a uno specchietto per le allodole benpensanti, una mano di colore data alla bene e meglio su una catapecchia vuota, una rubiconda ciliegina messa bene in mostra su una torta alla panna inacidita. Prendete un po’ di cultura, un pizzico di trasparenza, una spruzzata di innovazione e di servizi sociali e sarete in grado di cucire un bel vestito elettorale, che fa fare una bella figura, progressista e politicamente corretta, a qualsiasi cosa si voglia chiamare un buon programma elettorale.
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WI-FI i rischi per la salute

Il sistema Wi-Fi, noto anche come standard IEEE 801.11, indica tutti quei dispositivi in grado di collegarsi a internet tramite reti locali senza fili (WLAN).
Una tecnologia sempre più diffusa, se si considera che nel 2007 il consumo di apparecchiature dotate di Wi-Fi è cresciuto di circa il 43% rispetto al 2006 (dati InStat e Wi-Fi Alliance) e che nel 2008 genererà profitti per 3,1 miliardi di dollari (dati Allied business intelligence – Abi). Le previsioni per i prossimi anni sono davvero da capogiro: si parla di circa 700 milioni di prodotti venduti entro il 2011.
Oggi in Gran Bretagna un cittadino su cinque possiede un computer portatile dotato di accesso Wi-Fi; circa il 70% delle scuole secondarie è coperto da reti wireless; gli hotspot – le aree dove è possibile collegarsi a internet senza fili sono circa 35.000. La città di Manchester sta mettendo a punto una rete cittadina in grado di garantire internet gratis a più di due milioni di persone. In Italia, la città di Milano entro due anni avrà a disposizione una rete internet a banda larga senza fili, accessibile da almeno 4.000 luoghi all’aperto. Ma qual è il prezzo da pagare per tutta questa libertà? (continua..)

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Un ”minestrone di plastica”

Un ”minestrone di plastica” grande due volte gli Stati Uniti galleggia nell’Oceano Pacifico, tenuto insieme dalle correnti sottomarine.

E’ questa la scioccante scoperta degli oceanografi che rivelano come la sterminata massa di rifiuti, di fatto la piu’ grande discarica del mondo, abbia inizio a 500 miglia nautiche dalla costa della California, attraversi il Pacifico meridionale, oltrepassando le Hawaii per poi arrivare fin quasi al Giappone.

A scoprirla – riporta il quotidiano britannico: The Independent – e’ stato l’oceanografo americano Charles Moore, secondo il quale questo ”vortice di spazzatura” ammonterebbe a circa 100 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica gettati in mare e crescerebbe a ritmo vertiginoso come un ‘blob’. Lo studioso, un ex marinaio erede di una famiglia di petrolieri, si era imbattuto per la prima volta nell’inquietante formazione nel 1997 nel corso di una regata. ”Ogni volta che salivo sul ponte vedevo spazzatura galleggiare. Come abbiamo fatto a inquinare un’area cosi’ grande?”, ha detto Moore, la cui scoperta lo ha spinto a cedere la sua parte dell’impresa di famiglia, a darsi all’ambientalismo e allo studio degli oceani e a fondare la Algalita Marine Reseach Foundation, una fondazione per la ricerca sugli ecosistemi marini.

La sterminata discarica – dove si puo’ trovare un po’ di tutto, dai palloni da calcio ai mattoncini del Lego, fino ai famigerati sacchetti di plastica – e’ in realta’ formata da due parti: la massa orientale, a sud-ovest del Giappone e quella occidentale a nord-ovest delle Hawaii. Curtis Ebbesmeyer, un oceanografo che da oltre 15 anni studia il problema della plastica dispersa in mare, ha paragonato il ”minestrone” ad un gigantesco organismo vivente: ”Si divincola come un grosso animale senza guinzaglio”. E quando si avvicina alla terraferma, come succede all’arcipelago delle Hawaii, le conseguenza sono drammatiche: ”E’ come se vomitasse e le spiagge si coprono di ”confetti” di plastica”.

David Karl, un oceanografo dell’universita’ delle Hawaii ha dichiarato che ulteriori ricerche sono necessarie per stabilire l’estensione e la composizione del ”minestrone di plastica”, ma che non vi e’ alcuna ragione di dubitare la validita’ della tesi di Moore. ”Da qualche parte la plastica deve pure finire”, ha detto. Tony Andrady, un chimico dell’istituto di ricerca americano Triangle, e’ d’accordo: ”Ogni piccolo pezzo di plastica finito in mare da 50 anni a questa parte e’ ancora li”.

Moore ha aggiunto infine che la massa di rifiuti non e’ rilevabile attraverso le foto satellitari perche’ e’ traslucida e galleggia sotto la superficie del mare. ”La vedi soltanto quando te la ritrovi davanti alla prua”, ha detto. Secondo il programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite la plastica galleggiante – che forma circa il 905 di tutti i rifiuti che inquinano i mari – provoca la morte di 100.000 mammiferi marini e di un milione di uccelli ogni anno.

Per Marcus Eriksen, direttore della ricerca della Algalita Marine Reseach Foundation, tutti questi rifiuti rappresentano un rischio anche per la salute dell’uomo. Minuscoli pezzetti di plastica si trasformano in una sorta di spugna per agenti inquinanti come idrocarburi e DDT e poi entrano nella catena alimentare. ”Cio’ che cade nell’oceano finisce dentro agli animali e prima o poi nel nostro piatto”, ha detto.

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Nanoparticelle al sapore di aria. A futura memoria…. Il “sistema Italia”

nanoparticelleLo scorso settembre, la federazione degli ordini dei medici della Emilia Romagna, aveva chiesto con una lettera urgente, a tutti i presidenti di provincia e i sindaci, che non fosse concessa il “nulla osta” alla edificazione di nuovi termovalorizzatori –inceneritori nella regione. In Italia, una persona su cinque muore per inquinamento, si dissertava con meticolosa e preoccupata introduzione ad una lista di cause-effetti dell’inquinamento sulla salute. Se ne quasi parlava, in momenti diversi, molto sportivamente, senza offrire alternative possibili, anche su RAI TV3 – Programma: RAINEWS 24; anche Emilio Fede RETE4 – Programma: TG 4; anche RAI RADIO 2 – Programma: GR 2; anche CANALE 5 – Programma: TG5 MATTINA . Se ne occupava inoltre Rai 1 delle ore 07.20 del 17 gennaio 2005. Cosa e’ cambiato da allora? Nulla.
Il potere delle caste non vive sulla terra. Loro sono altrove, immunizzati da tutto. Ma le nostre citta’ sono camere a gas, c’e’ di tutto, metalli pesanti, ozono, benzene, polveri sottili, nanoparticelle, materiali particolati. Oltre 20 milioni di cittadini italiani si trovano sotto la spada di Damocle, e nessuno della casta dice, suggerisce, applica alternative. Quello che si fa, sarebbe una fortuna fosse il nulla, perche’ si fa il contrario del nulla, il contrario di quello che si dovrebbe fare.
Rispetto all’Europa, tanto per farci onore, siamo all’ultimo posto come qualita’ dell’aria, e i livelli soglia permessi dalla Ue li abbiamo superati da tempo. A questo degrado imposto dalla logica del corporativismo, del confindustrialismo, del petrolio, dell’asfalto, della gomma dell’automobile, si contrappone un silenzio stampa come da nessuna parte al mondo tra i Paesi democraticamente civili. Continua a leggere

25 aprile: Informazione e Rifondazione

Alcuni iscritti a Civica Città hanno palesemente dichiarato di voler organizzare per il 25 Aprile prossimo V2 Day promosso da Beppe Grillo sul tema dell’informazione. Commentate e proponete.

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Il 25 aprile si terrà il V2 Day sulla libera informazione in un libero Stato. Il cittadino informato può decidere, il cittadino disinformato “crede” di decidere. Disinformare è il miglior modo per dare ordini.
Si raccoglieranno le firme per tre referendum: l’abolizione dell’ordine dei giornalisti creato da Mussolini, presente solo in Italia, la cancellazione dei contributi pubblici all’editoria, che la rende dipendente dalla politica, e l’eliminazione del Testo Unico Gasparri sulla radiotelevisione, per un’informazione libera dal duopolio partiti-Mediaset.
La principale manifestazione “dovrebbe” tenersi a Torino, in piazza Castello. Il condizionale è dovuto al veto di Rifondazione Comunista di usare la piazza nel giorno della Liberazione. Io credo che le piazze non siano di proprietà dei partiti e che il 25 aprile non sia una data del calendario riservata a Bertinotti. E’ una grande festa nazionale, si celebra la fine della guerra e la speranza di una vera democrazia, in seguito tradita mille volte dai partiti. Beppe Grillo

Rifiuti, gli italiani ne producono sempre di più

In dieci anni impennata del 255%

In dieci anni la produzione di rifiuti e’ cresciuta costantemente, passando da quasi 26 milioni di tonnellate nel 1996 a 32,5 tonnellate nel 2006, con un incremento del 25,3%. E’ quanto emerge dal rapporto rifiuti 2007 dell’Apat, presentato oggi, da cui emerge che la produzione di rifiuti e’ cresciuta anno dopo anno, senza mai registrare battute d’arresto. Nel 2006 i rifiuti hanno raggiunto i 32,5 milioni di tonnellate, in aumento rispetto all’anno precedente del 2,7%. La crescita piu’ consistente si osserva al nord Italia, dove la produzione ha segnato un +3%, mentre l’incremento e’ stato del 2,9% al sud e dell’1,8% al centro. La produzione maggiore procapite nel 2006, invece, si e’ registrata al centro, con 638 chili di rifiuti a persona l’anno, mentre al sud sono stati raggiunti 509 chili procapite e al nord 544 chili a persona. Passando alle singole regioni, sempre nel 2006, e’ la Toscana a vincere la classifica della produzione di rifiuti, con 700 chili l’anno procapite, seguita dall’Emilia Romagna (677 kg), e dall’Umbria (661 kg). Ultime della classifica, invece, Basilicata (401 kg), Molise (405 kg) e Calabria (476 kg).

rifiutiNei 10 anni l’aumento maggiore si e’ registrato nel 1998 quanto e’ passato da 26,6 milioni di tonnellate a circa 29 milioni (+5,7%). Mentre la crescita minore e’ stata quella del 2003 con circa 30 milioni di tonnellate rispetto ai 29,9 circa dell’anno precedente (+0,6%). In media la produzione procapite nel 2006 e’ stata di 550 chili, con un incremento rispetto all’anno precedente di 11 kg per abitante. Il rapporto, si sottolinea, evidenzia ancora ”difficolta’ nell’avvio di azioni efficaci per quanto riguarda la prevenzione della produzione di rifiuti”. Nel 2006 la gestione dei rifiuti urbani mostra ancora una riduzione del ricorso alla discarica, che si riduce dello 0,7% rispetto all’anno precedente. Il numero di discariche per rifiuti urbani in esercizio, sempre nello stesso anno, diminuisce di 37 unita’. Un fenomeno che interessa soprattutto il sud con regioni come la Sicilia dove gli impianti sono 23 in meno, la Campania (7 impianti in meno) e l’Abruzzo (3 impianti in meno). La Lombardia si conferma la regione che fa minore ricorso alla discarica, dove viene mandato il 17% dei rifiuti urbani. Mentre in Sicilia e’ molto elevato il ricorso alla discarica (94%), seguita dal Molise (93%) e della Puglia (91%).

Nel complesso e’ positiva la diffusione della raccolta differenziata, pari al 25,8% della produzione totale dei rifiuti urbani, in aumento rispetto al 24,2% del 2005. Un dato ancora lontano dal target fissato con la legge del dicembre 2006, che ha fissato l’obiettivo da raggiungere al 40% entro il 31 dicembre del 2007. Solo il nord e’ arrivato al 40%, in aumento del 2% rispetto all’anno precedente, mentre sono ancora molto indietro le altre aree con il centro che e’ al 20% (+0,8% rispetto al 2005) e il sud che arriva al 10,2% (+1,4% annuo). Tra le regioni e’ il Trentino Alto Adige a fare piu’ raccolta differenziata (49,1%), seguito dal Veneto (48,7%), dalla Lombardia (43,6%) e dal Piemonte (40,8%). Agli ultimi posti invece il Molise (5%), la Sicilia (6,6%) e la Basilicata (7,8%). Il maggior incremento rispetto al 2005 lo registra la Sardegna che dal 9,9% arriva al 19,8% con un aumento del 9,9%. Dal rapporto emerge anche la conferma che continua a crescere la quantita’ di rifiuti di imballaggio avviata a recupero, che arriva a 8 milioni di tonnellate. Tra le diverse tipologie merceologiche l’incremento maggiore si registra per il legno (+5,9%) e per la plastica (+6,5%).

Fonte: Vita.it