WI-FI i rischi per la salute

Il sistema Wi-Fi, noto anche come standard IEEE 801.11, indica tutti quei dispositivi in grado di collegarsi a internet tramite reti locali senza fili (WLAN).
Una tecnologia sempre più diffusa, se si considera che nel 2007 il consumo di apparecchiature dotate di Wi-Fi è cresciuto di circa il 43% rispetto al 2006 (dati InStat e Wi-Fi Alliance) e che nel 2008 genererà profitti per 3,1 miliardi di dollari (dati Allied business intelligence – Abi). Le previsioni per i prossimi anni sono davvero da capogiro: si parla di circa 700 milioni di prodotti venduti entro il 2011.
Oggi in Gran Bretagna un cittadino su cinque possiede un computer portatile dotato di accesso Wi-Fi; circa il 70% delle scuole secondarie è coperto da reti wireless; gli hotspot – le aree dove è possibile collegarsi a internet senza fili sono circa 35.000. La città di Manchester sta mettendo a punto una rete cittadina in grado di garantire internet gratis a più di due milioni di persone. In Italia, la città di Milano entro due anni avrà a disposizione una rete internet a banda larga senza fili, accessibile da almeno 4.000 luoghi all’aperto. Ma qual è il prezzo da pagare per tutta questa libertà? (continua..)

Per poter leggere l’intero dossier è possibile scaricareil documento in formato pdf cliccando sulla seguente immagine.

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One thought on “WI-FI i rischi per la salute

  1. Sul Meetup di Conversano, e precisamente sul post “Wi-Fi si, Wi-Fi no”, ho letto numerosi articoli, di convegni, studi e teorìe di illustri scienziati riguardo gli effetti dei campi elettromagnetici sugli organismi viventi. Io non sono un ricercatore ma parlo seguendo il classico sano buon senso.
    Dico subito che per principio non sono daccordo con chi ad ogni costo vuol fare la caccia alle streghe senza voler sentire ragioni e senza ragionare egli stesso.
    Teniamo ben presente allora che tutto l’ universo è permeato sian dal famoso Big-Bang, l’ origine del tempo, da radiazione elettromagnetica di ogni genere. Che l’ uomo l’ abbia scoperta molto tardi poco importa. La vita sul nostro pianeta si è sviluppata e si è evoluta in presenza di tali radiazioni che nessuna entità potrà mai cancellare perchè parte integrante del nostro universo nè più e nè meno della materia che possiamo toccare con le nostre mani e vedere con i nostri occhi.
    Ed a proposito di occhi, la vista è un senso che si è svilippato negli esseri viventi animali proprio grazie alla presenza ed alla esistenza di una radiazione elettromagnetica particolare che è la luce (radiazione naturale appartenente alla ristretta banda del visibile). Anche il calore è una radiazione elettromagnetica (l’ infrarosso): pensate a passare un solo giorno d’ inverno senza il calore … gli organismi viventi ne sentono addirittura la necessità e ne ricevono grande beneficio. E pensiamo a cosa sarebbe la nostra vita senza il dono e la fortuna della luce del Sole. Non solo non esisterebbe questo dono meraviglioso che sono gli occhi ma non esisterebbe neanche la stessa vita !!!
    Da sempre dunque tutti gli esseri viventi sul nostro pianeta ( e tutti gli eventuali esseri viventi in altre parti dell’ universo) sono immersi in campi elettromagnetici di ogni genere che in molti casi non solo sono compatibili ma addirittura sono parte integrante della vita stessa. Basti pensare quale fonte di onde elettromagnetiche sia il nostro Sole che è vita e tutte le altre stelle.
    Allora qual è il punto ? Il vero argomento di discussione è il seguente: gli esseri viventi si sono formati ed evoluti e perciò si sono abituati a vivere in un habitat con determinate caratteristiche. Se tra le caratteristiche dell’ habitat nel quale gli esseri viventi si sono evoluti c’ è un elemento nuovo, introdotto dall’ uomo stesso in conseguenza della sua naturale propensione alla ricerca scientifica e al suo istintivo desiderio di nuove scoperte tra i fenomeni insiti, ma intrappolati e nascosti, nell’ intero Universo, allora il problema si pone semplicemente perchè l’ uomo è stato in grado di modificare il proprio habitat, ha creato una situazione ambientale nella quale gli organismi viventi non sono abituati a sopravvivere ed hanno perciò bisogno di un tempo adeguato per riadattarsi.
    Il buon senso porterebbe a concludere che le domande alle quali la ricerca scientifica dovrebbe dare una risposta sono le seguenti:

    1) Quanto tempo è necessario ad un organismo vivente per adattarsi ad una modifica ambientale di qualunque natura essa sia ?

    2) Qual è il tempo minimo di esposizione ed il livello massimo di sopportabilità (la dose biocompatibile) di un elemento estraneo alla vita che un organismo vivente, ed in particolare un essere umano, è in grado di tollerare senza subirne alcuna conseguenza dannosa ?

    Per chiarire il concetto facciamo un esempio che tutti possiamo comprendere: come tutti ovviamente sappiamo i raggi del nostro Sole non solo non sono dannosi ma addirittura in molti casi sono benefici ed addirittura indispensabili (per esempio la fotosintesi delle piante che produce ossigeno è possibile grazie alla luce del sole). Ciò non toglie che esiste anche una diversa soglia di tollerabilità per ciascun essere vivente e che, come per i farmaci, esistono forme di allergìa individuale o di ipersensibilità, ma costituiscono comunque eccezioni che non fanno la regola.
    Bene, quegli stessi raggi benefici se vengono concentrati sulla nostra pelle o su qualunque essere vivente da una lente possono portare nel giro di pochi secondi ad ustioni gravissime ed alla morte stessa del soggetto.

    Spero di aver ben reso l’ idea di quale è la mia posizione e di quali sono le mie teorie sugli eventuali danni che le condizioni ambientali possono apportare sugli organismi viventi.

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